Ciao a tutti!
Scusate se non ho più aggiornato e che non ho molto tempo sto studiando per -finalmente!- la patente di guida, ma farò una recensione di una novella che avevo letto in precedenza (piccole parti di un libro che uscirà nei prossimi mesi...) Intitolato 'Cercami Ancora'.
La novella-libro si intitola 'Dimmi di Sì' di Emma Chase. Ovviamente quando ti interessa il seguito di un libro ancora non è uscito in Italia XD ma mi tocca aspettare ancora un pochino per leggerlo. Intanto ci sono questi spunti che fanno un po' capire come vanno le cose tra Kate e Drew....nel più bello si interrompe, ma vi posso solo dire che si molleranno.
Drew lascerà Kate per una donna -naturalmente- tutta tette e sedere, bionda ...penso..ecc.., già me lo immagino.
Altro non so perché non fa trapelare nulla, ma vi metterò spunti e l'ultimo pezzo, così se non volete comprarlo ma aspettare direttamente il libro potete farlo e già sapete un po' la situazione...vi fate un'idea.
«Hey, Kate?».
È sabato pomeriggio. Matthew e Steven sono venuti a trovarci. Siamo in soggiorno, a guardare la partita.
«Kate!».
E abbiamo bisogno di birra.
Okay, lei è nel suo ufficio a lavorare, ma gli Yankees stanno giocando. E io sono un ragazzo nato e cresciuto a New York. Quindi ci sono solo due squadre che mi piacciono: gli Yankees e chiunque le suoni ai Boston Red Sox.
«KAAATE!».
Appare sulla soglia della stanza e si appoggia allo stipite a braccia incrociate. Indossa un prendisole corto con sexy motivi floreali. È abbottonato sul davanti, sfilarlo è un gioco da ragazzi. Amo chi l’ha ideato. Mi risponde con voce annoiata. «Che c’è, Drew?».
Le sorrido. «Ehi, piccola… potresti prenderci delle birre dal frigo?».
Gli animali non usano la parola. Una femmina di cane non può dire al cane maschio “Fottimi adesso,
voglio avere i tuoi cuccioli”.
Così si limita a sollevare il sedere. E se il cane maschio interpretasse i segnali in modo sbagliato? Se le saltasse addosso prima che lei abbia alzato il sedere?
Potrebbe ritrovarsi con le palle staccate.
Le donne sono simili alle femmine di cane – o cagne, se volete il termine corretto – e Dio aiuti l’uomo che le fraintende.
Torneremo dopo su questo argomento.
Ora Kate mi guarda e alza un sopracciglio, e capisco che si aspetta una spiegazione. Indico la TV:
«Jeter sta per battere un record».
Lei sospira, più calma. «Okay». E si dirige verso la cucina.
Qualche minuto dopo torna carica di bottiglie di birra. Ne passa una a Matthew.
«Grazie, Kate».
E una a Steve. «Grazie».
E una a me. Ne bevo un sorso. E sobbalzo. «Ma questo è piscio!». Gliela ridò.
«L’ho appena tirata fuori dal frigo».
Senza distogliere gli occhi dallo schermo, con una mano indico la cucina. «Devi prendere le bottiglie in fondo al frigo, quelle fredde… Dai, A-rod! Tira fuori la testa dal culo e comincia a giocare!».
E a questo punto ci fermiamo un attimo.
Ricordate i cani di cui vi parlavo? I segnali? Mentre guardavo la TV, me ne sono sfuggiti un po’.
Date un’occhiata:
Steven sorride, anzi ride. Dopo tutte le punizioni che ha ricevuto da mia sorella nel corso degli anni, ha sviluppato una vena sadica quando si tratta di assistere alla disfatta degli altri.
Poi c’è Matthew. Solo Dio sa che razza di deplorevoli punizioni Delores abbia inflitto a quel povero imbecille, perché sembra proprio spaventato.
Kate fissa la mia mano come se fosse una blatta. La vorrebbe schiacciare. E poi le viene un’idea.
Una splendida, terribile idea. Se osservate bene, vedrete la lampadina spuntarle sopra la testa. Sorride
e se ne va.
E in un primo momento non mi accorgo di niente.
Qualche minuto dopo, Kate torna con in mano un secchio pieno di birra. No, non bottiglie. Solo birra ghiacciata. Resta in piedi accanto al divano, mentre io – occhi ancora incollati alla partita – tendo la mano per avere il mio drink. Lei solleva il secchio e me lo rovescia in testa.
Splash.
Tossendo, salto in piedi, zuppo. «Gesù Cristo!».
Con dolcezza, lei mi chiede: «È abbastanza fresca per te, tesoro?».
.......................
Mi sorride per un istante, poi all’improvviso cambia espressione. Sembra… delusa.
«Cosa? Che c’è?»
«Niente… È che… Tu ti sei marchiato la pelle con il mio nome. Credo di sentirmi un po’ stupida. Io ti ho preso solo dei giochini».
Mi si drizzano le orecchie. Come un cane quando sente il rumore della sua ciotola del cibo.
«Giochini? Giochini un po’… perversi?».
Kate si morde il labbro. Annuisce.
Santo cielo. Non ho più saliva in bocca. «Posso… vederli?».
Ad alcuni non piacciono i giochini. I vibratori possono mettere paura. Non a me. Credo siano attrezzi del mestiere. Attrezzi elettrici, per la precisione, e non c’è niente di male a usarli. Un mastro carpentiere non costruirebbe una casa senza una sega e un martello, no?
Kate prende un sacchetto dalla sua borsa. Ci infila dentro la mano e tira fuori un frustino corto con la punta in velluto.
E il mio pene prende vita come il mostro di Frankenstein.
Signore là fuori? Prendete nota. I sex toys sono un regalo perfetto. Divertimento per tutta la famiglia. Ok, non esattamente. Ma sono un regalo che dà soddisfazione.
Kate mi porge il frustino. «Ti ricordi qualche settimana fa? Nel salotto quando tu… be’, hai capito… con la mano?».
Non ho più fiato. «Sì».
Certo che me lo ricordo. Non vi sembrerà guardandola, ma sotto sotto, Kate è una vera tentatrice. Le piace stuzzicarmi, vedermi soffrire. E quel giorno in particolare, mi ha provocato tutta la mattina, girando per casa senza reggiseno, con indosso una canotta quasi trasparente e le mutandine. A un certo
punto, mi si è seduta addosso e ha iniziato a dimenare i fianchi.
Poi se n’è andata dicendo che non aveva tempo di finire ciò che aveva iniziato perché aveva da lavorare.
E io non ci ho più visto. L’ho tirata verso di me, l’ho fatta stendere sulle mie gambe e l’ho sculacciata.
Se l’è meritato. Niente a che vedere con Histoire d’O, le ho solo dato qualche colpetto. È stato divertente.
Kate mi sorride timidamente. «Mi è piaciuto».
Oh, piccola. Non solo a te.
Kate infila di nuovo la mano nel sacchetto del paradiso. E tira fuori un piccolo cilindro d’argento. È un vibratore. Sembra quasi uno di quei pulsantini elettrici che avevamo da piccoli. Me lo passa.
«Si chiama…»
«Proiettile», la anticipo. «Sì, lo so». Lo fisso. E la mia testa si riempie di immagini di Kate che si contorce sotto di me, al limite della follia, pregandomi di farla venire.
La mia voce è roca, ma adorante. «Sei la fidanzata migliore di tutte».
La abbraccio e le do un bacio. Un bacio lungo, lento e riconoscente.
Kate si tira indietro e sorride. «C’è un’altra cosa. Ho lasciato il meglio alla fine».
Fa scivolare la cintura del cappotto nei passanti e afferra i baveri con entrambe le mani. Poi, con un movimento fluido, fa cadere la giacca per terra.
Io, per poco, non vengo sul posto.
Molte donne ritengono che la biancheria intima sia un ingrediente magico molto seduttivo.
Comprano completini intimi di pizzo molto costosi e si aspettano che ci mettiamo a sbavare solo a guardarli. Non funziona proprio così.
...............
La mia bocca si apre da sola. «Oh… mio… cazzo».
Kate si volta lentamente. Orgogliosa. «Ti piace? È scoperto sul davanti».
Sono senza parole.
Davvero. Sono quasi sicuro che tutto il sangue che scorre nel mio corpo sia stato deviato nel mio pene e non ce ne sia più nel cervello per aiutarmi a parlare.
La voce di Kate è bassa e provocante. «Se mi prometti che farai il bravo… ti permetterò di incatenarmi come ha fatto Jabba con Leila».
Mi riprendo dal mio stato di trance. La prendo per le braccia e la trascino verso di me. «Piccola, l’unica cosa che posso prometterti è che domani non riuscirai a camminare».
La prendo in braccio e me la carico sulle spalle. Lei urla. E poi ride. Attraverso il corridoio, passando davanti al vassoio con gli snack che avevo preparato.
Perché, in fondo, a chi diavolo serve il cibo?
.............
Faccio scivolare giù Kate, prendendo il suo bel sedere fra le mani. La faccio voltare in modo che i dia le spalle. Poi piego il frustino e lo faccio schioccare.
Sbam.
Colpisce la pelle nuda della natica di Kate, che si lancia in avanti urlando. Poi scoppia a ridere.
«Forse non è stata una buona idea. Da un grande potere derivano grandi responsabilità, Batman».
(...)
Le faccio scorrere la punta di velluto del frustino lungo il petto, tra i seni e giù sulla pancia. Mi fermo tra le sue gambe.
E inizio a strofinare.
La bellezza di questo tipo di attrezzi è che le terminazioni nervose vengono sollecitate al contatto, rendendo la pelle molto sensibile. Tesa, come una corda di chitarra che non vede l’ora di essere strimpellata.
Kate ha gli occhi chiusi, la testa all’indietro. Le strofino il frustino sulla vagina, avanti e indietro.
Poi le do un piccolo colpetto.
Lei trattiene il fiato. (..)
Delizioso.
Il capezzolo è già turgido e rosa, ma io continuo a leccarlo. Kate geme. Solleva una mano in cerca della mia nuca.
Le colpisco il sedere con il frustino. «Non ti muovere».
La sua mano torna sul letto.
Questa specie di sottomissione… non è degradante o umiliante. È fiducia. Vuol dire mettersi nelle mani dell’altro, esporsi completamente. Offrire tutto ciò che si ha e che si è a qualcun altro.
Permettergli di vedere il tuo vero io, non la persona che vorresti essere. Qualsiasi peccato, qualsiasi fantasia, perché sai che non ti giudicherà. Che non ti farà mai del male. Alcune persone trascorrono tutta la vita senza sapere cos’è davvero la fiducia.
Non è il mio caso.
Io lo so.
Grazie a Kate. Solo con lei.
Lecco per l’ultima volta il capezzolo e vado avanti. Abbandono il frustino e prendo il vibratore.
Poi mi sposto verso il sedere di Kate. C’è un bel segno rosso evidente su una natica che lenisco con la bocca. Porto il proiettile vibrante tra le sue gambe, creando dei piccoli cerchi, avvicinandomi al clitoride, senza però toccarlo.
L’attesa, la soddisfazione, il piacere e il dolore, è tutto un equilibrio molto delicato..
............
Il finale della Novella!
Capitolo 1
Al liceo, biologia era la mia materia preferita. Ciò che mi affascinava più di tutto erano le specie che si trasformano in un essere completamente nuovo. Come i girini. O le farfalle. Iniziano in un modo, ma finiscono per essere qualcosa del tutto diverso.
Irriconoscibile.
Tutti guardano le farfalle e pensano, «Che belle». Ma a nessuno viene mai in mente quello che hanno dovuto passare per diventare ciò che sono. Quando il bruco costruisce il bozzolo non sa cosa sta succedendo. Non capisce che sta cambiando.
Pensa di stare per morire. Che il suo mondo stia finendo.
La metamorfosi è dolorosa. Terrificante e sconosciuta. È solo dopo che il bruco si rende conto che ne è valsa la pena.
Perché ora può volare.
Ed è così che mi sento adesso. Sono meglio di come ero prima. Più forte.
Pensavate che fossi tosta?
Ve l’ho fatta. In alcuni casi era solo spavalderia. Una facciata.
Avere a che fare con Drew Evans è come nuotare fra le onde selvagge dell’oceano. È sopraffacente.
Puoi solo scalciare con tutte le tue forze per restare a galla, o farti trascinare via e finire con la faccia piena di sabbia.
Quindi dovevo fingere di essere una dura.
Adesso non ho più bisogno di farlo, perché sono di granito. Impenetrabile dalla testa ai piedi.
Chiedete a chiunque sia sopravvissuto a un terremoto a mezzanotte, o a un incendio domestico che spazza via tutto ciò che aveva di più caro. La devastazione inaspettata ti cambia.
E compiango la vecchia me. E la mia vecchia vita. Quella che avevo pianificato di passare per sempre accanto a Drew.
Sembrate confusi. Scusate – cominciamo daccapo.
La vedete quella donna laggiù? Quella sull’altalena, in questo parco giochi deserto?
Sono io – Kate Brooks.
Ma non proprio. Per lo meno non la Kate di cui vi ricordate. Come ho già detto, adesso sono diversa.
Forse vi starete chiedendo perché sono qui, di nuovo a Greenville, Ohio, tutta sola.
Tecnicamente, non sono sola.
Ma di questo parleremo dopo.
Il motivo per cui mi trovo a Greenville è semplice. Non potevo sopportare di stare a New York. Non per un altro giorno. Non dopo tutto quello che era successo.
Drew?
Lui è ancora a New York. Forse in preda ai postumi di una sbornia tremenda. O forse è ancora ubriaco. Chi lo sa? Non preoccupiamoci troppo di lui. Ci sta già pensando un’affascinante spogliarellista.
Sì – ho detto proprio spogliarellista. Almeno spero lo fosse. Avrebbe potuto anche essere una prostituta.
Pensavate che io e Drew avremmo guidato verso il tramonto? Vissuto per sempre felici e contenti?
Unitevi al club. A quanto pare felici e contenti è durato solo due anni.
Non controllate il titolo. Siete nel posto giusto. Questo è ancora lo spettacolo di Drew e Kate. È solo incasinato. Sottosopra. Benvenuto nel mondo di Oz, Toto. È un posto del cazzo dove stare.
Come dite? Pensate che stia parlando come Drew? È quello che dice Delores – che mi ha contagiato con la sua volgarità. Lo chiama il modo di parlare di Drew. Presumo che dopo due anni venga come trasmesso.
Mi sembra di capire che vi stiate chiedendo cosa sia successo. Eravate così innamorati. Eravate perfetti l’uno per l’altra. Ditelo a me.
O ancora meglio, ditelo alla spogliarellista.
Tuttavia – che ci crediate o meno – il vero problema non è stato un’altra donna. Non all’inizio. Drew non mentiva quando diceva di volermi. Era così. Lo è ancora.
Solo che non vuole noi.
Ancora non capite? È perché non sto raccontando le cose come di deve. Dovrei cominciare
dall’inizio. Sapete, la scorsa settimana ho scoperto…
No, aspettate. Nemmeno così va bene. Per farvi capire devo cominciare da ancora prima.
La nostra fine inizia circa un mese fa. Comincerò da lì.
..........
-Sono stata buona lo ammetto, ho messo tanti piccoli pezzi, ma è meglio per voi, no?
Beh ora non ci rimane che aspettare!-
A presto!
Giulia.
