Ciao a tutti,
sono sempre io Giulia,
oggi recensirò
un libro stupendo!
Quando ho
visto la copertina di quel magnifico libro pensavo non fosse granché
al di fuori, spoglio con solo due ciliegine, ma...devo dire che ora
capisco il motivo di quelle due succulente ciliegie.
Non capirete
nulla lo so, ma sono all'inizio della mia recensione, quindi datemi
tempo. Come si dice tempo al tempo, e un'altro detto è 'non si
giudica un libro dalla copertina'. Ebbene è così. L'avevo giudicato
male.
E'
straordinario come Emma Chase abbia descritto tutto il libro dalla
parte dell'uomo.
Dalla parte
del affascinante Drew Evans, come al solito un uomo giovane, ricco,
pieno di donne, ogni sabato per lui è sacro. Perché?
Come dice lui
dopo il dovere c'è il piacere, il sabato è la serata 'scopiamo più
non posso'. Sgarbato? Arrogante? Si!
Se non vi
piace questo genere è meglio non leggerlo, ma per una ragazza come
me, che piace questo genere me lo sono divorato.
Ora partiamo
dall'inizio.
Fin dalla
prima pagina (della dedica) mi ha incuriosito.
Come mai già
così presto? Beh leggete qui:
A
Joe, per avermi insegnato cos’è il vero amore e per avermi
concesso di sbirciare ogni
giorno
nei complicati ingranaggi del pensiero maschile
Non vi
incuriosisce?
Beh a me un
pochino si.
Trama:
Drew
Evans è bello e arrogante, fa affari multimilionari nella società
di famiglia e seduce le donne più belle di New York con un semplice
sorriso. Allora perché è stato per sette giorni con le imposte
chiuse nel suo appartamento, triste e depresso? Lui risponderebbe per
via dell’influenza. Ma noi sappiamo per certo che non è proprio la
verità.
Katherine
Brooks è brillante, bella e ambiziosa. Quando Kate viene assunta
come nuova associata presso l’impresa di investimento bancario del
padre di Drew, il focoso playboy entra in tilt. La competizione
professionale che si stabilisce tra i due mette in crisi Drew,
l’attrazione per lei è fonte di distrazione e soprattutto
portarsela a letto sembra una missione impossibile.
Non
cercarmi mai più è il racconto privato, scandaloso e spiritosissimo
di un casanova impenitente. Ma, mentre racconta la sua storia, Drew
capisce finalmente che l’unica cosa che non aveva mai voluto nella
vita, è l’unica di cui adesso non può più fare a meno.
'Non cercarmi
mai più' è un libro d'amore, litigi ed è a volte comico, sgarbato
al punto giusto, è sensuale, e sexy.
Troppe
caratteristiche tutte assieme...sisi.
Drew cerca in
tutti i modi di non farsi imbambolare da questa bellissima donna
fidanzata da ormai 10 anni, nonostante la sua giovane età.
Drew non si
pone alcun problema che la donna (kate) è impegnata, perché?
Perché come
molti uomini di successo pensano di essere i primi in tutto, lui è un uomo che non vuole un -no- come risposta, non accetta
rifiuti.
E'
un investment banking, un uomo d'affari che investe prepara
contratti...., è lui che chiude enormi questioni di lavoro, quelli
più importanti.
Il
cocco di papà. Lui lavora per il padre e si è fatto il -mazzo- per
diventare quello che è adesso e continua a farselo per poter
sostituire -un giorno- suo padre.
Non vuole certo che una ragazzina gli porti via il suo lavoro.
Chi? Kate.
Leggete
qui:
E
poi, un lunedì pomeriggio, mio padre mi chiama nel suo ufficio.
«Siediti,
figliolo. Dobbiamo parlare di affari».
Mio
padre mi convoca spesso per parlare di cose che non è ancora pronto
a condividere
con
il resto dello staff. «Ho appena finito di parlare al telefono con
Saul Anderson. Sta cercando di diversificare il business. Viene in
città il mese prossimo per guardarsi in giro e farsi venire qualche
idea».
Saul
Anderson è un magnate dei media. Ha veramente un sacco di soldi: il
tipo d’uomo
che
fa sembrare Rupert Murdoch un manovale. Avete un fazzoletto? Perché
sto già sbavando.
«Il
mese prossimo? Okay, posso occuparmene io. Non c’è problema».
Sento
l’eccitazione
che mi pulsa nelle vene. È così che deve sentirsi uno squalo quando
qualcuno getta una secchiata di esche nell’acqua.
«Drew…»,
mi interrompe mio padre, ma il mio cervello è troppo impegnato a far
turbinare le idee per sentirlo.
«Qualche
indizio di cosa possa avere in mente? Insomma, le possibilità sono
abbastanza
illimitate».
«Figlio»,
ritenta lui.
Voi
capite che qualcosa sta per succedere, vero?
Eppure
io non smetto di parlare. «Le TV via cavo sono macchine per fare
soldi. I social
media
vanno sfruttati, adesso, perciò potremmo beccarci qualche vero
affare. La produzione di film è sempre una scommessa sicura, e si
taglierebbero i costi se li trasmettessero sul loro network».
«Drew,
ho deciso di assegnare il compito a Kate Brooks».
Ferma
un attimo. Ti dispiace ripetere?
«Cosa?»
«È
brava, Drew. Devo ammetterlo, è davvero brava».
«È
qui da due settimane!».
I
cani hanno il senso del territorio, lo sapete, no? Ecco perché al
parco sembra che
abbiano
una scorta infinita di pipì, che insistono per spargere ovunque,
fermandosi ogni quattro secondi. È perché credono che sia il loro
parco. E vogliono che gli altri cani lo sappiano, che siano
consapevoli di chi è arrivato per primo. È il modo non verbale di
dire, più o meno: «Andate a farvi fottere, trovatevi un parco
vostro».
Gli
uomini sono uguali.
Non
che io voglia pisciare in cerchio attorno alla mia scrivania, ma
l’azienda è mia. Ho
coltivato
questi clienti da quando eravamo una società minuscola. Li ho
osservati, come un paparino orgoglioso, mentre crescevano in solidi
conglomerati. Gli ho offerto vino, cene. Mi sono dato da fare ora
dopo ora, notte insonne dopo notte insonne. Il mio lavoro non è solo
ciò che faccio, è chi sono. E che io sia dannato se Kate
Brooks entra qui dentro sculettando e mi porta via tutto.
Non
importa quanto bello sia il suo culo.
«Sì»,
dice mio padre, «e hai visto le idee che si è fatta venire in
queste due settimane? È
la
prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene, ogni giorno. È una
mente fresca, una che pensa fuori dagli schemi. Se n’è uscita con
degli investimenti fra i più innovativi che abbia mai visto.
L’istinto mi suggerisce di passarle la palla e vedere cosa ne fa».
Quali
sono esattamente i primi segnali della demenza senile?
«Brancolerà
nel buio, ecco cosa farà!», urlo. Ma so per esperienza che con le
scenate
non
si va lontano, con mio padre, perciò provo a calmarmi. «Papà,
capisco cosa vuoi dire. Ma Saul Anderson non è un cliente a cui puoi
permetterti di affibbiare qualcuno per poi vedere se funziona. È
qualcuno a cui assegnare il migliore, il più brillante. Qualcuno che
possa portarlo dritto al traguardo. E quel qualcuno sono io».
Non
è vero? Me lo chiedo, mentre i suoi
lineamenti si rannuvolano, incerti.
Il
suo silenzio si dilata, e intanto mi si rivolta lo stomaco. Non è
che io abbia qualche
problema
con mio padre, ma mentirei se non dicessi che godo nel renderlo
orgoglioso delle mie performance in ufficio. Io sono il suo braccio
destro, quello a cui rivolgersi in caso di bisogno.
Quando
siamo sotto di due punti e mancano solo cinque minuti di partita,
potete scommettere le chiappe che sono il solo a cui John Evans
passerebbe la palla.
O
almeno lo ero.
Sono
abituato ad avere la sua fiducia incondizionata. Il fatto che la sua
sicurezza inizi a
vacillare
è… be’… dannatamente doloroso.
«Ecco
cosa ti dico». Sospira. «Abbiamo un mese. Prepara una
presentazione. Chiedi a
Kate
di fare lo stesso. Quello che mi farà girare la testa si cuccherà
Anderson».
Dovrei
sentirmi insultato, davvero. In pratica sta proponendo a un attore da
Oscar di
fare
un provino per una particina miserabile. Tuttavia non discuto. Sono
troppo impegnato a programmare la mia prossima mossa.
Quindi,
ora capite il mio discorso sulla vita?
In
un batter d’occhio, Kate Brooks si è trasformata da donna con cui
non vedevo l’ora di
fare
i giochini più osceni a quella che non vedo l’ora di schiacciare
sotto le scarpe. Avversaria.
Concorrente.
Nemica.
Vedete?
Con
il suo enorme ego, e con il successo che ha sul lavoro riesce a far
leva sulle donne, a persuaderle. Non vuole una relazione, ma solo
qualche scopata e raramente torna indietro con una donna per rivivere
quell'esperienza. Per lui le donne devono essere usate e poi gettate
via, le vuole solo per il sesso.
Le donne che cerca sono di classe, ma se una cameriera gli da il
suo numero di cellulare, lui di certo non rifiuta l'opportunità di
una buona scopata.
Sarò
sfacciata a dirvi tutto questo in modo schietto, ma se Kate lo
facesse impazzire? Se fosse come lui? Intelligente, astuta,
seducente, sexy e che non si fa abbindolare da nessuno? Sembra uno di
quei libri normali, ma se vi dicessi che è tutt'altro che come gli
altri?
Vi
lascio un piccolo assaggio.
Sono
un tipo molto determinato. Volontà. Controllo. Sono io a scegliere
da che parte va
la
mia vita. Decido io fallimenti e successi. Fanculo al fato. Il
destino può anche baciarmi le
chiappe.
Se voglio qualcosa con tutto me stesso, posso averla. Se mi
concentro, mi sacrifico, posso fare qualunque cosa.
Perché
questo atteggiamento, chiedete? Perché sembro il relatore a una
convention di
qualche
gruppo di sostegno? Cosa sto cercando di dire con esattezza?
In
poche parole: sono io che controllo il mio pisello. Non è il mio
pisello che controlla
me.
O almeno, questo è ciò che mi ripeto da un’ora e mezza. Mi
vedete, lì alla mia scrivania, che balbetto come uno schizofrenico
senza le sue pillole?
Sono
io, che ripeto a me stesso i miei principi, le sacre convinzioni che
mi hanno
accompagnato
fino a questo punto della vita. Che mi hanno reso un uomo dal
successo
incontestabile,
a letto e in ufficio. Le convinzioni che non mi hanno mai deluso,
quelle che muoio dalla voglia di gettare dalla dannata finestra.
Tutto per colpa della donna che ora si trova nell’ufficio in fondo
al corridoio.
Che
ne pensate? Pensate ancora che è un semplice libro da romantici e
con in mezzo qualche litigio? Beh se pensate di sì vi lascio altri
piccoli pezzettini e poi se vi piace dovete solo leggerlo! C:
Fantastico.
Come se non
avessi già il mio lavoro di cui occuparmi. Ora devo tenere la
mano
a una novellina mentre naviga nell’oscuro, spaventoso mondo delle
Corporazioni Americane.
Perfetto.
Grazie,
papà.
Alla
fine, è il mio turno. Lei è voltata di spalle. Noto subito i lucidi
capelli neri raccolti
in
uno chignon basso, e la struttura minuta. I miei occhi vagano sulla
sua schiena mentre è
impegnata
a conversare con qualcuno di fronte a lei. D’istinto le si
incollano al sedere e… un attimo.
Aspetta
un attimo.
Ho
già visto quel sedere.
Non
ci credo, cazzo.
Si
volta.
Cazzo.
Quando
i nostri sguardi si incontrano, mi sorride. Occhi infiniti, luminosi,
che non
ricordavo
di aver sognato, fino a quel momento. Alza un sopracciglio: mi ha
riconosciuto. E allunga una mano. «Mr Evans».
La
mia bocca si apre e chiude, ma non esce neanche una parola. Lo shock
di rivederla –
proprio
lì, poi – deve aver momentaneamente congelato la parte del
cervello che controlla il linguaggio. Quando le sinapsi riprendono a
funzionare, sento mio padre che dice: «…Brooks.
Katherine
Brooks. Avrà successo, figliolo, e con il tuo aiuto ci porterà
tutti con lei».
Katherine
Brooks.
La
ragazza del bar. La ragazza che mi sono lasciato sfuggire. La ragazza
le cui labbra
desidero
disperatamente intorno al mio uccello.
E
lavora con me, nel mio ufficio, dove ho giurato che mai, mai avrei
combinato danni.
Le
sue mani calde e morbide scivolano alla perfezione nelle mie, e due
pensieri mi colgono simultaneamente.
Il
primo: Dio mi odia. Il
secondo: sono stato un ragazzo cattivo, molto
cattivo per la
maggior
parte della mia vita, e questa è una vendetta.
E sapete cosa si dice della vendetta, giusto?
Già.
È una perfida stronza.
….....
Certe
donne non hanno problemi con gli incontri di una notte. Altre no. E
con quest’ultime non vado per niente d’accordo.
Non
è carino.
Perciò
vedete, non importa quanto lo voglia, non importa con che
determinazione la
piccola
testa fra le mie gambe stia cercando di portarmi sulla cattiva
strada: questo non è il tipo di situazione che voglio nel mio
ufficio. Il mio santuario, la mia seconda casa.
Non
succederà. Punto.
Ecco
tutto. Fine della discussione.
Caso
chiuso.
Kate
Brooks è ufficialmente cancellata dalla mia lista di possibilità. È
proibita, intoccabile, un non-s’ha-da-fare. Proprio come le ex
ragazze dei miei amici, la figlia del capo e le
migliori
amiche di mia sorella.
….........
La
nostra cena d’affari è in corso. Per la maggior parte del tempo
sono io a condurre il
gioco,
ma è Kate che ha catturato l’attenzione di Saul Anderson. Se non
fossi di pessimo umore, ammetterei che sta gestendo questo incontro
da vera professionista. Però lo sono, quindi lo dico solo a voi.
Kate
ride per qualche storia che Anderson ha appena finito di raccontare,
poi lui si scusa
e
si alza per andare al cesso. Bevo un sorso di vino, che purtroppo non
è whiskey.
Kate
si volta verso di me, ha negli occhi un’eccitazione da studentessa
del primo anno.
«Sta
andando molto bene, no? Mi pare decisamente interessato».
Faccio
spallucce. «Dipende da cosa stai provando a vendergli».
«In
che senso? Sto vendendo noi… la nostra proposta, la nostra
azienda».
Sto
facendo lo stronzo, lo so.
«Davvero?
Perché a me sembra che tu gli stia offrendo tutt’altro».
«Cosa
stai insinuando, Drew?»
«Dài,
Kate. Hai studiato a Wharton. Secondo me ci arrivi anche da sola».
«Sono
stata molto professionale…».
«Saresti
stata più discreta se ti fossi strappata la camicetta e gli avessi
sbattuto le tette in
faccia».
Okay,
questa non era necessaria. E prendo in considerazione l’idea di
scusarmi,
davvero.
Ma
prima che possa formare le parole, un liquido gelido mi cade sul
cavallo dei
pantaloni.
Dal bicchiere d’acqua che Kate mi ha appena rovesciato addosso.
«Sei
fuori di testa?», sussurro con tono severo, cercando di non fare una
scenata mentre
mi
alzo e cerco di asciugare la macchia con il tovagliolo.
«Tutto
bene?».
È
Anderson. È tornato e ora guarda me e poi Kate. Minimizzo con un
gesto maldestro
delle
spalle mentre Kate sorride e dice: «Benissimo».
Ecco
di nuovo quella parola.
«Drew
ha avuto un piccolo incidente con un bicchiere d’acqua. I ragazzi…
non li si può
portare
da nessuna parte».
…......
«Mi
è piaciuto quello che ho visto stasera, Drew. Davvero notevole».
«Grazie,
Saul».
Dare
sempre del tu negli affari. Non è irrispettoso, significa che si è
uguali, allo stesso
livello.
«E
in base a quello che mi avete mostrato, sono pronto ad affidare
l’incarico a Evans,
Reinhart
e Fisher».
Sì!
Stappiamo lo champagne, piccola.
«Sono
felice di sentirlo. Penso che sarà un ottimo affare, per tutti noi».
Non posso
dimenticarmi
di Kate, no? Come se lei me lo permettesse. «Puoi fidarti di me e di
Kate. Non ti deluderemo».
Picchietta
il dito sul bicchiere di cristallo. «Giusto. A tal proposito, prima
che io firmi,
ho
solo una richiesta».
Questo
accade sempre. Nessun problema.
«Certo,
Saul. Sono sicuro che possiamo accontentarti».
«Ottimo.
Perché allora non chiedi a quella cara ragazza di portarmi i
contratti di
persona,
stasera verso mezzanotte?». Mi allunga un biglietto da visita, e io
mi sento un nodo allo stomaco.
Lo
sentite anche voi?
«Ecco
dove alloggio. Chiedile di portarmi le carte… da sola».
Avete
presente quando in TV ci sono quelle scene sospese, scioccanti, e si
sentono solo
i
grilli frinire in lontananza?
Cri
cri cri. Ecco.
«Non
sono sicuro che…».
«Oh,
certo che lo sei, Drew. Sai come vanno queste cose. Quando un uomo
lavora fino a
tardi
e ha bisogno di un po’ di… conforto. Una distrazione».
Che
ne dici di un bel calcio in culo, Saul? Ti andrebbe bene come
distrazione?
«E
quella ragazza è un pezzo di prima qualità. Questo accordo vi
frutterà milioni di
entrate,
senza trascurare i clienti in più che troverete quando si spargerà
voce che mi sono affidato a voi. Direi che un servizietto fuori
orario è un piccolo prezzo da pagare, no?».
In
un modo malato, perverso, da maniaco sessuale, ha ragione. Ma credete
che importi?
Ovvio
che no. Mi alzo. Temo per le mie azioni, se mi toccherà guardare
quel cazzo di sorrisetto compiaciuto un minuto in più.
Lancio
una manciata di dollari sul tavolo e dico: «Questo non è il tipo di
affari che
abbiamo
in mente. Se è ciò che cerchi, la Quarantaduesima Strada è a una
decina di isolati in quella direzione. Non sono un magnaccia, e
Katherine Brooks di certo non è una prostituta. Questo incontro è
terminato».
E'
tutto per oggi, alla prossima!
Un
bacio Giulia. C:





