venerdì 28 febbraio 2014

Non cercarmi mai più (Ma resta ancora un po' con me) - di Emma Chase




Ciao a tutti, sono sempre io Giulia,
oggi recensirò un libro stupendo!
Quando ho visto la copertina di quel magnifico libro pensavo non fosse granché al di fuori, spoglio con solo due ciliegine, ma...devo dire che ora capisco il motivo di quelle due succulente ciliegie.
Non capirete nulla lo so, ma sono all'inizio della mia recensione, quindi datemi tempo. Come si dice tempo al tempo, e un'altro detto è 'non si giudica un libro dalla copertina'. Ebbene è così. L'avevo giudicato male.
E' straordinario come Emma Chase abbia descritto tutto il libro dalla parte dell'uomo.
Dalla parte del affascinante Drew Evans, come al solito un uomo giovane, ricco, pieno di donne, ogni sabato per lui è sacro. Perché?
Come dice lui dopo il dovere c'è il piacere, il sabato è la serata 'scopiamo più non posso'. Sgarbato? Arrogante? Si!
Se non vi piace questo genere è meglio non leggerlo, ma per una ragazza come me, che piace questo genere me lo sono divorato.

Ora partiamo dall'inizio.

Fin dalla prima pagina (della dedica) mi ha incuriosito.
Come mai già così presto? Beh leggete qui:

A Joe, per avermi insegnato cos’è il vero amore e per avermi concesso di sbirciare ogni
giorno nei complicati ingranaggi del pensiero maschile

Non vi incuriosisce?
Beh a me un pochino si.

Trama:

Drew Evans è bello e arrogante, fa affari multimilionari nella società di famiglia e seduce le donne più belle di New York con un semplice sorriso. Allora perché è stato per sette giorni con le imposte chiuse nel suo appartamento, triste e depresso? Lui risponderebbe per via dell’influenza. Ma noi sappiamo per certo che non è proprio la verità.
Katherine Brooks è brillante, bella e ambiziosa. Quando Kate viene assunta come nuova associata presso l’impresa di investimento bancario del padre di Drew, il focoso playboy entra in tilt. La competizione professionale che si stabilisce tra i due mette in crisi Drew, l’attrazione per lei è fonte di distrazione e soprattutto portarsela a letto sembra una missione impossibile.
Non cercarmi mai più è il racconto privato, scandaloso e spiritosissimo di un casanova impenitente. Ma, mentre racconta la sua storia, Drew capisce finalmente che l’unica cosa che non aveva mai voluto nella vita, è l’unica di cui adesso non può più fare a meno.



'Non cercarmi mai più' è un libro d'amore, litigi ed è a volte comico, sgarbato al punto giusto, è sensuale, e sexy.
Troppe caratteristiche tutte assieme...sisi.

Drew cerca in tutti i modi di non farsi imbambolare da questa bellissima donna fidanzata da ormai 10 anni, nonostante la sua giovane età.
Drew non si pone alcun problema che la donna (kate) è impegnata, perché?
Perché come molti uomini di successo pensano di essere i primi in tutto, lui è un uomo che non vuole un -no- come risposta, non accetta rifiuti.
E' un investment banking, un uomo d'affari che investe prepara contratti...., è lui che chiude enormi questioni di lavoro, quelli più importanti.
Il cocco di papà. Lui lavora per il padre e si è fatto il -mazzo- per diventare quello che è adesso e continua a farselo per poter sostituire -un giorno- suo padre.
Non vuole certo che una ragazzina gli porti via il suo lavoro. Chi? Kate.
Leggete qui:

E poi, un lunedì pomeriggio, mio padre mi chiama nel suo ufficio.
«Siediti, figliolo. Dobbiamo parlare di affari».
Mio padre mi convoca spesso per parlare di cose che non è ancora pronto a condividere
con il resto dello staff. «Ho appena finito di parlare al telefono con Saul Anderson. Sta cercando di diversificare il business. Viene in città il mese prossimo per guardarsi in giro e farsi venire qualche idea».
Saul Anderson è un magnate dei media. Ha veramente un sacco di soldi: il tipo d’uomo
che fa sembrare Rupert Murdoch un manovale. Avete un fazzoletto? Perché sto già sbavando.
«Il mese prossimo? Okay, posso occuparmene io. Non c’è problema». Sento
l’eccitazione che mi pulsa nelle vene. È così che deve sentirsi uno squalo quando qualcuno getta una secchiata di esche nell’acqua.
«Drew…», mi interrompe mio padre, ma il mio cervello è troppo impegnato a far turbinare le idee per sentirlo.
«Qualche indizio di cosa possa avere in mente? Insomma, le possibilità sono abbastanza
illimitate».
«Figlio», ritenta lui.
Voi capite che qualcosa sta per succedere, vero?
Eppure io non smetto di parlare. «Le TV via cavo sono macchine per fare soldi. I social
media vanno sfruttati, adesso, perciò potremmo beccarci qualche vero affare. La produzione di film è sempre una scommessa sicura, e si taglierebbero i costi se li trasmettessero sul loro network».
«Drew, ho deciso di assegnare il compito a Kate Brooks».
Ferma un attimo. Ti dispiace ripetere?
«Cosa?»
«È brava, Drew. Devo ammetterlo, è davvero brava».
«È qui da due settimane!».
I cani hanno il senso del territorio, lo sapete, no? Ecco perché al parco sembra che
abbiano una scorta infinita di pipì, che insistono per spargere ovunque, fermandosi ogni quattro secondi. È perché credono che sia il loro parco. E vogliono che gli altri cani lo sappiano, che siano consapevoli di chi è arrivato per primo. È il modo non verbale di dire, più o meno: «Andate a farvi fottere, trovatevi un parco vostro».
Gli uomini sono uguali.
Non che io voglia pisciare in cerchio attorno alla mia scrivania, ma l’azienda è mia. Ho
coltivato questi clienti da quando eravamo una società minuscola. Li ho osservati, come un paparino orgoglioso, mentre crescevano in solidi conglomerati. Gli ho offerto vino, cene. Mi sono dato da fare ora dopo ora, notte insonne dopo notte insonne. Il mio lavoro non è solo ciò che faccio, è chi sono. E che io sia dannato se Kate Brooks entra qui dentro sculettando e mi porta via tutto.
Non importa quanto bello sia il suo culo.
«Sì», dice mio padre, «e hai visto le idee che si è fatta venire in queste due settimane? È
la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene, ogni giorno. È una mente fresca, una che pensa fuori dagli schemi. Se n’è uscita con degli investimenti fra i più innovativi che abbia mai visto. L’istinto mi suggerisce di passarle la palla e vedere cosa ne fa».
Quali sono esattamente i primi segnali della demenza senile?
«Brancolerà nel buio, ecco cosa farà!», urlo. Ma so per esperienza che con le scenate
non si va lontano, con mio padre, perciò provo a calmarmi. «Papà, capisco cosa vuoi dire. Ma Saul Anderson non è un cliente a cui puoi permetterti di affibbiare qualcuno per poi vedere se funziona. È qualcuno a cui assegnare il migliore, il più brillante. Qualcuno che possa portarlo dritto al traguardo. E quel qualcuno sono io».
Non è vero? Me lo chiedo, mentre i suoi lineamenti si rannuvolano, incerti.
Il suo silenzio si dilata, e intanto mi si rivolta lo stomaco. Non è che io abbia qualche
problema con mio padre, ma mentirei se non dicessi che godo nel renderlo orgoglioso delle mie performance in ufficio. Io sono il suo braccio destro, quello a cui rivolgersi in caso di bisogno.
Quando siamo sotto di due punti e mancano solo cinque minuti di partita, potete scommettere le chiappe che sono il solo a cui John Evans passerebbe la palla.
O almeno lo ero.
Sono abituato ad avere la sua fiducia incondizionata. Il fatto che la sua sicurezza inizi a
vacillare è… be’… dannatamente doloroso.
«Ecco cosa ti dico». Sospira. «Abbiamo un mese. Prepara una presentazione. Chiedi a
Kate di fare lo stesso. Quello che mi farà girare la testa si cuccherà Anderson».
Dovrei sentirmi insultato, davvero. In pratica sta proponendo a un attore da Oscar di
fare un provino per una particina miserabile. Tuttavia non discuto. Sono troppo impegnato a programmare la mia prossima mossa.
Quindi, ora capite il mio discorso sulla vita?
In un batter d’occhio, Kate Brooks si è trasformata da donna con cui non vedevo l’ora di
fare i giochini più osceni a quella che non vedo l’ora di schiacciare sotto le scarpe. Avversaria.
Concorrente.
Nemica.

Vedete?

Con il suo enorme ego, e con il successo che ha sul lavoro riesce a far leva sulle donne, a persuaderle. Non vuole una relazione, ma solo qualche scopata e raramente torna indietro con una donna per rivivere quell'esperienza. Per lui le donne devono essere usate e poi gettate via, le vuole solo per il sesso. 
Le donne che cerca sono di classe, ma se una cameriera gli da il suo numero di cellulare, lui di certo non rifiuta l'opportunità di una buona scopata.
Sarò sfacciata a dirvi tutto questo in modo schietto, ma se Kate lo facesse impazzire? Se fosse come lui? Intelligente, astuta, seducente, sexy e che non si fa abbindolare da nessuno? Sembra uno di quei libri normali, ma se vi dicessi che è tutt'altro che come gli altri?
Vi lascio un piccolo assaggio.

Sono un tipo molto determinato. Volontà. Controllo. Sono io a scegliere da che parte va
la mia vita. Decido io fallimenti e successi. Fanculo al fato. Il destino può anche baciarmi le
chiappe. Se voglio qualcosa con tutto me stesso, posso averla. Se mi concentro, mi sacrifico, posso fare qualunque cosa.
Perché questo atteggiamento, chiedete? Perché sembro il relatore a una convention di
qualche gruppo di sostegno? Cosa sto cercando di dire con esattezza?
In poche parole: sono io che controllo il mio pisello. Non è il mio pisello che controlla
me. O almeno, questo è ciò che mi ripeto da un’ora e mezza. Mi vedete, lì alla mia scrivania, che balbetto come uno schizofrenico senza le sue pillole?
Sono io, che ripeto a me stesso i miei principi, le sacre convinzioni che mi hanno
accompagnato fino a questo punto della vita. Che mi hanno reso un uomo dal successo
incontestabile, a letto e in ufficio. Le convinzioni che non mi hanno mai deluso, quelle che muoio dalla voglia di gettare dalla dannata finestra. Tutto per colpa della donna che ora si trova nell’ufficio in fondo al corridoio.


Che ne pensate? Pensate ancora che è un semplice libro da romantici e con in mezzo qualche litigio? Beh se pensate di sì vi lascio altri piccoli pezzettini e poi se vi piace dovete solo leggerlo! C:

Fantastico. Come se non avessi già il mio lavoro di cui occuparmi. Ora devo tenere la
mano a una novellina mentre naviga nell’oscuro, spaventoso mondo delle Corporazioni Americane.
Perfetto.
Grazie, papà.
Alla fine, è il mio turno. Lei è voltata di spalle. Noto subito i lucidi capelli neri raccolti
in uno chignon basso, e la struttura minuta. I miei occhi vagano sulla sua schiena mentre è
impegnata a conversare con qualcuno di fronte a lei. D’istinto le si incollano al sedere e… un attimo.
Aspetta un attimo.
Ho già visto quel sedere.
Non ci credo, cazzo.
Si volta.
Cazzo.
Quando i nostri sguardi si incontrano, mi sorride. Occhi infiniti, luminosi, che non
ricordavo di aver sognato, fino a quel momento. Alza un sopracciglio: mi ha riconosciuto. E allunga una mano. «Mr Evans».
La mia bocca si apre e chiude, ma non esce neanche una parola. Lo shock di rivederla –
proprio lì, poi – deve aver momentaneamente congelato la parte del cervello che controlla il linguaggio. Quando le sinapsi riprendono a funzionare, sento mio padre che dice: «…Brooks.
Katherine Brooks. Avrà successo, figliolo, e con il tuo aiuto ci porterà tutti con lei».
Katherine Brooks.
La ragazza del bar. La ragazza che mi sono lasciato sfuggire. La ragazza le cui labbra
desidero disperatamente intorno al mio uccello.
E lavora con me, nel mio ufficio, dove ho giurato che mai, mai avrei combinato danni.
Le sue mani calde e morbide scivolano alla perfezione nelle mie, e due pensieri mi colgono simultaneamente.
Il primo: Dio mi odia. Il secondo: sono stato un ragazzo cattivo, molto cattivo per la
maggior parte della mia vita, e questa è una vendetta. E sapete cosa si dice della vendetta, giusto?
Già. È una perfida stronza.

.....


Certe donne non hanno problemi con gli incontri di una notte. Altre no. E con quest’ultime non vado per niente d’accordo.
Non è carino.
Perciò vedete, non importa quanto lo voglia, non importa con che determinazione la
piccola testa fra le mie gambe stia cercando di portarmi sulla cattiva strada: questo non è il tipo di situazione che voglio nel mio ufficio. Il mio santuario, la mia seconda casa.
Non succederà. Punto.
Ecco tutto. Fine della discussione.
Caso chiuso.
Kate Brooks è ufficialmente cancellata dalla mia lista di possibilità. È proibita, intoccabile, un non-s’ha-da-fare. Proprio come le ex ragazze dei miei amici, la figlia del capo e le
migliori amiche di mia sorella.


.........


La nostra cena d’affari è in corso. Per la maggior parte del tempo sono io a condurre il
gioco, ma è Kate che ha catturato l’attenzione di Saul Anderson. Se non fossi di pessimo umore, ammetterei che sta gestendo questo incontro da vera professionista. Però lo sono, quindi lo dico solo a voi.
Kate ride per qualche storia che Anderson ha appena finito di raccontare, poi lui si scusa
e si alza per andare al cesso. Bevo un sorso di vino, che purtroppo non è whiskey.
Kate si volta verso di me, ha negli occhi un’eccitazione da studentessa del primo anno.
«Sta andando molto bene, no? Mi pare decisamente interessato».
Faccio spallucce. «Dipende da cosa stai provando a vendergli».
«In che senso? Sto vendendo noi… la nostra proposta, la nostra azienda».
Sto facendo lo stronzo, lo so.
«Davvero? Perché a me sembra che tu gli stia offrendo tutt’altro».
«Cosa stai insinuando, Drew?»
«Dài, Kate. Hai studiato a Wharton. Secondo me ci arrivi anche da sola».
«Sono stata molto professionale…».
«Saresti stata più discreta se ti fossi strappata la camicetta e gli avessi sbattuto le tette in
faccia».
Okay, questa non era necessaria. E prendo in considerazione l’idea di scusarmi,
davvero.
Ma prima che possa formare le parole, un liquido gelido mi cade sul cavallo dei
pantaloni. Dal bicchiere d’acqua che Kate mi ha appena rovesciato addosso.
«Sei fuori di testa?», sussurro con tono severo, cercando di non fare una scenata mentre
mi alzo e cerco di asciugare la macchia con il tovagliolo.
«Tutto bene?».
È Anderson. È tornato e ora guarda me e poi Kate. Minimizzo con un gesto maldestro
delle spalle mentre Kate sorride e dice: «Benissimo».
Ecco di nuovo quella parola.
«Drew ha avuto un piccolo incidente con un bicchiere d’acqua. I ragazzi… non li si può
portare da nessuna parte».



......


«Mi è piaciuto quello che ho visto stasera, Drew. Davvero notevole».
«Grazie, Saul».
Dare sempre del tu negli affari. Non è irrispettoso, significa che si è uguali, allo stesso
livello.
«E in base a quello che mi avete mostrato, sono pronto ad affidare l’incarico a Evans,
Reinhart e Fisher».
Sì! Stappiamo lo champagne, piccola.
«Sono felice di sentirlo. Penso che sarà un ottimo affare, per tutti noi». Non posso
dimenticarmi di Kate, no? Come se lei me lo permettesse. «Puoi fidarti di me e di Kate. Non ti deluderemo».
Picchietta il dito sul bicchiere di cristallo. «Giusto. A tal proposito, prima che io firmi,
ho solo una richiesta».
Questo accade sempre. Nessun problema.
«Certo, Saul. Sono sicuro che possiamo accontentarti».
«Ottimo. Perché allora non chiedi a quella cara ragazza di portarmi i contratti di
persona, stasera verso mezzanotte?». Mi allunga un biglietto da visita, e io mi sento un nodo allo stomaco.
Lo sentite anche voi?
«Ecco dove alloggio. Chiedile di portarmi le carte… da sola».
Avete presente quando in TV ci sono quelle scene sospese, scioccanti, e si sentono solo
i grilli frinire in lontananza?
Cri cri cri. Ecco.
«Non sono sicuro che…».
«Oh, certo che lo sei, Drew. Sai come vanno queste cose. Quando un uomo lavora fino a
tardi e ha bisogno di un po’ di… conforto. Una distrazione».
Che ne dici di un bel calcio in culo, Saul? Ti andrebbe bene come distrazione?
«E quella ragazza è un pezzo di prima qualità. Questo accordo vi frutterà milioni di
entrate, senza trascurare i clienti in più che troverete quando si spargerà voce che mi sono affidato a voi. Direi che un servizietto fuori orario è un piccolo prezzo da pagare, no?».
In un modo malato, perverso, da maniaco sessuale, ha ragione. Ma credete che importi?
Ovvio che no. Mi alzo. Temo per le mie azioni, se mi toccherà guardare quel cazzo di sorrisetto compiaciuto un minuto in più.
Lancio una manciata di dollari sul tavolo e dico: «Questo non è il tipo di affari che
abbiamo in mente. Se è ciò che cerchi, la Quarantaduesima Strada è a una decina di isolati in quella direzione. Non sono un magnaccia, e Katherine Brooks di certo non è una prostituta. Questo incontro è terminato».




E' tutto per oggi, alla prossima!

Un bacio Giulia. C:

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